Mercoledì 17 Luglio 2019

Lo sciopero dei Commercialisti: tra germogli e spine

Il SIC, Sindacato Italiano Commercialisti, da sempre convinto della necessità di una forte forma di protesta da parte della Categoria, aveva aderito incondizionatamente al primo sciopero nazionale dei Commercialisti, indetto per i prossimi giorni, pur non facendo parte del tavolo delle sigle sindacali che lo avevano proclamato.

Attendevamo l’Assemblea di venerdì 17 febbraio per discuterne con i numerosi associati giunti da tutta Italia, consapevoli del fatto che un organismo sindacale ha il dovere di ascoltare le proposte (ed eventualmente anche le critiche) dei propri iscritti.

Nel frattempo, a seguito degli incontri con il Ministero, delle aperture ottenute sul fronte delle richieste, ma anche per il concreto rischio di sanzioni a carico dei nostri clienti, che avrebbero scoraggiato la partecipazione dei nostri colleghi all’iniziativa sindacale, le sigle che avevano proclamato lo sciopero, ne hanno comunicato la revoca.

Tale revoca non ha trovato d’accordo la nostra Assemblea, convinta della necessità di proseguire, comunque, delle iniziative di protesta.

Avevamo suggerito, per questa prima volta, una forma di sciopero più leggero, limitandoci a ritardare solamente l’invio delle nostre dichiarazioni e all’astensione dalle udienze in Commissione Tributaria. 

Consapevoli che, senza la garanzia di inapplicabilità delle sanzioni, negata dal MEF in barba ai nostri diritti di sciopero, molti Colleghi non avrebbero aderito, avremmo comunque creato un precedente senza coinvolgere la nostra clientela.

Il codice di autoregolamentazione, pur assolutamente apprezzabile, non offre ancora le garanzie necessarie per la riuscita della protesta: possiamo sì proclamare lo sciopero, ma se a questo può corrispondere una sanzione, seppure ipotetica in capo al cliente, il nostro diritto all’astensione dalle attività risulta essere uno strumento fortemente depotenziato.

Tuttavia riteniamo che sia stato ottenuto un buon risultato.

Tutte le associazioni sindacali ad oggi esistenti hanno portato in piazza a Roma, il 14 dicembre 2016, migliaia di professionisti; organizzando, proclamando e facendo qualcosa che esula dalla propria attività quotidiana. Lo hanno fatto per il bene della Categoria in maniera disinteressata e gratuita. 

Il seme della protesta è stato dunque gettato ed i germogli sono spuntati.

La revoca è scaturita dalla convinzione che le concessioni fatte e le promesse ottenute dal MEF fossero soddisfacenti e tali da giustificarla.

Teniamo alta la guardia, continuiamo lo stato di agitazione e, dopo la revoca, ricordiamo a tutti che, nel caso di disattesa dei buoni propositi del MEF, a partire da semplificazioni ed alleggerimenti sanzionatori in materia di antiriciclaggio (il cui tavolo è stato avviato da pochi giorni insieme al nuovo Consiglio Nazionale ed in ordine al quale il SIC ha chiesto l’introduzione della diffida accertativa), calibreremo meglio il tiro. Se non attueranno le promesse e non ci ascolteranno sugli altri temi importanti, sarà inevitabile la seconda proclamazione dello sciopero.

Guardiamo il bicchiere mezzo pieno: la proclamazione dello stato di agitazione e dello sciopero è stata una formidabile occasione per compattare la Categoria. Abbiamo le intelligenze e le professionalità per far tesoro da questa esperienza e la determinazione per non accontentarci delle “pacche sulle spalle”, tanto rassicuranti quanto evanescenti.

Vogliamo essere anche promotori di una semplificazione e di civiltà sociale e, se occorre, una “spina nel fianco” per farci ascoltare e per tentare di offrire un contributo non solo per i nostri studi (stremati), ma per i nostri clienti, i cittadini, le istituzioni, andando ad attuare un nuovo modello nel modo di rapportarsi per permettere a tutti, ad iniziare dagli imprenditori, di liberarsi dalla soffocante pressione burocratica, incivile e costosa, e sviluppare la nostra economia.

Sindacato italiano Commercialisti
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