Martedì 16 Ottobre 2018

Fatturazione elettronica e ricadute professionali

La Fatturazione Elettronica è nata per contrastare l’evasione tributaria incrociando i dati delle fatture in entrata ed in uscita: FALSO.
Abbiamo già avviato il processo di interlocuzione ed informazione con la nostra clientela formata, nella stragrande maggioranza dei casi, da soggetti piccoli o piccolissimi. Tutti ci dicono che sarà molto difficile adeguarsi (molti artigiani non hanno nemmeno il computer per emettere fatture, né riescono a gestire la posta elettronica, per non parlare della PEC). In molti casi le risposte che abbiamo ottenuto sono: “anticiperemo la chiusura dell’attività continuando a lavorare senza fatturare” oppure, “vista la difficoltà ed i tempi necessari per il nuovo processo di fatturazione digitale, emetteremo molte meno fatture…” Questo è un “mantra” che ci sentiamo ripetere da tutti e che resterà difficile contrastare nonostante i nostri buoni propositi di formazione alla clientela. Bisogna essere “più realisti del re”, questa è la cruda realtà prevalente nella gran parte del territorio nazionale nonostante i nobili obiettivi di digitalizzazione e modernizzazione del paese.
Senza poi considerare che chi stava già fuori dal perimetro della legalità prima (perché sconosciuto al Fisco), con la Fatturazione Elettronica starà ancora più lontano e si guarderà bene dal redimersi proprio iniziando ad emettere fatture in formato xml perché affascinato dal loro appeal tecnologico.
Ed allora, senza attribuire alla FE finalità taumaturgiche che certamente non ha, notiamo che l’incrocio dei dati fiscali avviene già con l’attuale spesometro (trimestrale/semestrale) e se il problema fosse stato quello dell’informazione e della tempestività dell’incrocio, sarebbe stato sufficiente imporre uno spesometro analitico trimestrale (o mensile), risolvendo a monte anche il problema della privacy visto che, con tale ultimo strumento, si vanno a trasmettere soltanto gli estremi della fattura ed i soli dati aggregati delle masse distinte per imponibili e imposte, mentre con la trasmissione della fattura elettronica le informazioni comprendono anche i prezzi di listino e gli sconti praticati, con totale trasparenza delle politiche commerciali delle imprese. Una serie di dati a rischio “hackeraggio” e di violazione di segreti industriali o commerciali. A ciò si aggiunga che tale “grande fratello fiscale” consentirà all’Agenzia delle Entrate di avere a disposizione preventivamente una mole enorme di dati non necessari se non in sede di eventuale accertamento tributario, acquisiti senza le garanzie di contradditorio con il contribuente; una mole di dati che valutati in automatico dal sistema potrebbero condurre a liste selettive elaborate in base a presunte anomalie che potrebbero trovare invece totale giustificazione nel normale confronto con il contribuente nella fase di verifica.
Faremo a meno della carta e dei dipendenti: FALSO.
Non si potrà eliminare del tutto la carta. E’pura utopia pensarlo. Il documento cartaceo resterà comunque indispensabile per coordinare tutte le fasi procedurali che coinvolgono l’emissione o la ricezione di una fattura: programmare lo scadenzario, autorizzare il pagamento, confrontare i prezzi, riscontrare le merci con i documenti di trasporto, la gestione dei reclami e dei resi etc …..
Di certo non si potrà eliminare per nulla se si lavora con l’estero, visto che la novità è solo italiana e che altri importanti paesi europei (tra cui la Francia e la Germania), guardandosi bene dall’introdurre tale innovazione, non accettano il formato elettronico e dunque le fatture INTRA andranno comunque emesse in formato cartaceo.    
Avremo piuttosto necessità di meno personale ma più qualificato e specializzato in informatica perché crediamo che la stragrande maggioranza dei Colleghi e dei loro dipendenti non sarà preparato ad affrontare tale rivoluzione digitale. Viceversa, per i dipendenti in esubero, nessuno ha pensato ad estendere la Cassa integrazione agli studi professionali e sarà interessante capire come si riuscirà a conciliare tale problema con l’assunto (oggi imperante) che la digitalizzazione degli studi e delle imprese porterà nuovo sviluppo.
Pensavamo che l’obiettivo della Fatturazione Elettronica fosse il business delle società di software e delle banche che vogliono entrare in questo mercato, il che è pur vero, ma prioritariamente la scomoda verità da ammettere è che il principale obiettivo dell’Agenzia delle Entrate sembrano essere proprio i Commercialisti, ritenuti spesso (almeno secondo una certa visione politica) come coloro che assistono i contribuenti ad evadere le imposte. Collaborando infatti al progetto Fatturazione Elettronica, metteremo a disposizione dell’Agenzia delle Entrate tutti i dati in tempo reale, predisponendo di fatto una bozza di contabilità a favore del Fisco. Tra pochi anni (due o tre), magari affinando ulteriormente il processo, l’Agenzia delle Entrate invierà le dichiarazioni precompilate anche per i soggetti IVA e l’opera del Commercialista diverrà residuale, marginale o superflua. Verremo progressivamente “rottamati”.
D’altro canto, il nuovo regime di cassa per i semplificati in vigore dal 1° gennaio 2017 è stato un primo segnale importante perché ha comportato l’eliminazione di qualsiasi elemento valutativo.
A noi sembra, dunque, che collaborare a questo progetto di ulteriore digitalizzazione del Fisco sia inconsapevolmente autolesionistico: ci stiamo insomma “scavando la fossa con le nostre mani” in un percorso che porterà la nostra Categoria ad un progressivo suicidio collettivo assistito. Ed in tutto ciò l’Agenzia delle Entrate s’è guardata bene dal concederci la certificazione dei processi di digitalizzazione e non si vedono inoltre all’orizzonte riforme tali da limitare l’abusivismo professionale (che potrebbe essere un paracadute per tutta la Categoria).
Ma si è sempre pensato che la contabilità non ci interessa, rende poco e dobbiamo pensare di più alla consulenza ed alle prestazioni ad alto valore aggiunto: FALSO.
Il Consiglio Nazionale e la nostra Fondazione sanno benissimo che l’80% degli studi italiani si fonda proprio su questo. Come si può allora immaginare che un repentino cambiamento del quadro operativo di riferimento e del modo di lavorare possa garantire la sopravvivenza degli stessi nel medio periodo, dedicandoci soltanto al controllo e ad attività che coinvolgono oggi soltanto una ristretta minoranza di Colleghi? E se l’onda lunga del cambiamento coinvolgesse anche costoro? Pensate veramente che riusciremo a vendere noi i dati dei nostri clienti (cd. big data) per masse indistinte?
Noi riteniamo che, nonostante le recenti aperture di esonero della Fatturazione Elettronica ai commercianti al dettaglio, agli artigiani ed ai minimi, la cui soglia sarà elevata ad € 100.000,00 (?), l’eliminazione della possibilità di emettere fattura cartacea rappresenti una minaccia seria per lo sviluppo del Paese (perché gli adempimenti devono essere facilitati e non complicati) e per la sopravvivenza della nostra professione medio tempore. Con riflessi negativi anche in termini di flussi previdenziali per tutti.
Nel nostro Paese, ogni volta che si intende affrontare un problema (e quello dell’evasione tributaria è certamente un problema), si propone un rimedio che è peggio dello stesso male. Non a caso, tale processo di digitalizzazione non coinvolge gli altri paesi europei (con l’eccezione del Portogallo che è uno dei più poveri d’Europa) e questo comporta anche l’emissione della fattura in formato cartaceo nel caso di interlocutore straniero. Difatti, per poter adottare la Fatturazione Elettronica obbligatoria, l’Italia ha dovuto chiedere una deroga espressa alla Direttiva 2006/112/CE al Consiglio dell’Unione europea che ci ha autorizzato soltanto in via temporanea (fino al 31 dicembre 2021), ed anticipando che tale regime di deroga non sarà prorogato se non si riuscirà a dimostrare l’efficacia della Fatturazione Elettronica ai fini della lotta all’evasione ed a condizione che non abbia aumentato il costo amministrativo a carico dei contribuenti.      
Facciamo notare che gli altri Paesi nel mondo dove è stata introdotta la Fatturazione Elettronica obbligatoria (Cile, Messico e Brasile) non sono certo esempi di economia florida, che le singole soluzioni non sono sempre esportabili in contesti economico –sociali differenti e che anche in tali contesti la trasformazione dal cartaceo al digitale è stata accompagnata da regimi di premialità di vario tipo (proprio come la nostra Categoria sta chiedendo da tempo) o da penalizzazioni indirette.      
Tale “euforia” digitale, sta inoltre galvanizzando molti giovani Colleghi che attraverso la Fatturazione Elettronica (e le loro società di software partecipate) intendono scalzare i Colleghi meno giovani (con la loro clientela), che hanno ben diverso bagaglio esperienziale. E, in questa confusione, hanno vita facile i “venditori di manuali di risparmio fiscale” che costituiscono addirittura Fondazioni, dispensano consigli ed illusioni ai contribuenti ed ai Commercialisti o addirittura, in taluni casi, offendono gratuitamente e ripetutamente l’intera Categoria in nome di una presunta superiorità tecnologica che finirebbe per assorbire tutti gli altri saperi.
La fatturazione elettronica è una sfida avvincente… presenta grandi potenzialità… sarà un volano per chi fa impresa: FALSO.
Queste ed altre roboanti espressioni introducono nel comune sentire un messaggio di benessere e positività che noi non riusciamo a cogliere. Al di là delle espressioni accattivanti ed edulcorate, mai nessuno è ancora riuscito a spiegare bene (ed a convincerci) come una mera formalità gestionale/tributaria possa addirittura trasformarsi in volano di sviluppo!
Non prendiamo in giro la nostra intelligenza: i processi prima si testano e poi si adottano. Quello del quale abbiamo visto le prime applicazioni non è fruibile da tutti, rallenta il processo di acquisizione dei dati, non presenta alcun automatismo e non effettua nessun controllo anticipato. Così com’è, servirà soltanto a rallentare notevolmente il processo di data entry alla faccia della semplificazione da tutti e da sempre sbandierata.          
Noi pensiamo che il progresso non possa essere fermato ma debba essere guidato (non in questo modo) e soprattutto non possa essere imposto per legge anticipando i tempi naturali.
Risparmieremo costi e libereremo il nostro tempo: FALSO.
Abbiamo già cominciato a capire che le nostre software house ci chiederanno un congruo adeguamento dei loro canoni, pagheranno di più anche i nostri clienti (non certo a noi) e l’implementazione di tutto il sistema informatico comporterà un generale appesantimento con la conseguente sostituzione di tutti o alcuni dei nostri sistemi informatici. Perché dobbiamo sempre pagare noi (anche le correlate sanzioni)? Visto che diventeremo a tutti gli effetti e sempre più gli sportelli esecutivi dell’Agenzia delle Entrate, perché non prevedere che sia la stessa in qualche modo a pagarci? Pur sapendo che non fa parte del programma elettorale del presente C.N.D.C.E.C., non potremmo proporre una convenzione di servizi a pagamento? Perché non concederci un congruo credito d’imposta per adeguamento tecnologico? E perché devono poi pagare il nostro Consiglio Nazionale e/o le nostre Casse di Previdenza (quindi sempre noi) per la fruizione di una piattaforma di interfaccia che faciliti il processo di acquisizione documentale, visto che quello che fornisce la SOGEI non è mai “friendly”? Perché dobbiamo testare noi professionisti le procedure e non la SOGEI, pagata dai cittadini per farlo?
La Fatturazione Elettronica e tutto il processo di acquisizione, gestione e conservazione dei dati deve essere facilmente fruibile da tutti e gratuito per tutti (come peraltro ci chiede l’Unione Europea). Questo richiede un radicale cambio di rotta nei rapporti con la SOGEI.  
Quante volte abbiamo toccato con mano che la tecnologia non aiuta… e che lo slogan “basta un click” è quanto di più fuorviante e falso possa esserci raccontato? Aggiornamenti e download continui, formati di file nelle forme più disparate, programmi che vanno in conflitto tra loro, servizio di assistenza telefonica che non funziona, blocchi del sistema, ricevute di trasmissione prima acquisiste e poi scartate, violazione della privacy, utilizzo di più programmi indipendenti per fare una sola operazione, acquisizione ripetuta di dati già noti alla Pubblica Amministrazione, scarti con motivazioni spesso incomprensibili… e potremmo continuare.                                                                              
Senza poi contare che questa diversa configurazione/rivoluzione del nostro Paese viene ad essere calata in un sistema aggrovigliato e caotico di norme che resta immutato e che viceversa dovrebbe prima di tutto essere adattato e calibrato, a partire dal D.P.R. 633/72 (ad esempio, l’emissione e la trasmissione del documento in tempo reale presupporrebbero come minimo un coordinamento degli articoli 6 e 21 riguardanti rispettivamente l’esigibilità dell’imposta e la tempistica di fatturazione delle operazioni).
Insomma, una qualsiasi innovazione dovrebbe aiutare, facilitare, migliorare e non ostacolare e rendere più difficile la vita dei contribuenti e dei professionisti.
Prima di adottare la Fatturazione Elettronica bisognerebbe rispondere alle seguenti domande: a chi serve? Per fare che cosa? Sono gli interrogativi ai quali abbiamo cercato di dare una risposta.
Noi non stiamo chiedendo proroghe o introduzioni graduate, stiamo cercando soltanto di valutare tutto il processo di digitalizzazione da una prospettiva diversa perché non accettiamo la mistificazione dei fenomeni.
Solo così si potrebbe arrivare ad un compromesso accettabile che non mortifichi un’intera Categoria professionale con i suoi dipendenti, che in nome della libertà economica potrebbe anche reclamare manifestando in piazza ed incrociando le braccia insieme ad altre categorie professionali ed economiche.
E’ questo quello che ci sta veramente a cuore.
Ed allora, cosa chiediamo? la reintroduzione dello spesometro in luogo della Fatturazione Elettronica, che dovrebbe essere solamente facoltativa a fronte di un vero regime di premialità.
In subordine si potrebbe valutare un’introduzione graduale in modo che siano le imprese più grandi e strutturate a fare per prime il test di funzionalità del sistema e dei processi. In questo modo l’estensione generalizzata si determinerebbe in modo naturale e virtuoso coinvolgendo inizialmente i soggetti aventi rapporti commerciali con le grandi imprese – interessati a mantenere e coltivare i rapporti così come è avvenuto con la fatturazione verso la PA - e via via a cascata, in tempi non troppo lunghi, sarebbero tutti gli operatori ad adeguarsi, in ragione dell’effettiva utilità nel frattempo realmente percepita del nuovo strumento e compatibilmente con i tempi della propria crescita tecnologica.
Nell’attuale contesto socio-culturale si parla tanto di decrescita felice.
Temiamo che la Fatturazione Elettronica così com’è stata improntata comporterà decrescita economica e danni incalcolabili per la nostra Categoria.
Sospendiamo il giudizio sulla felicità.      

Perugia, 8 ottobre 2018                            

Sindacato italiano Commercialisti 
Il Comitato Direttivo


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